UNIVERSE NATURE

Frammenti di una ricerca

Viaggi, miniere, rocce e storie dimenticate. Ogni scoperta è un frammento che racconta qualcosa di più grande.

I GIOIELLI SONO IL RISULTATO DELLA RICERCA, NON IL PUNTO DI PARTENZA.

Benvenuti.

Mi chiamo Ilaria.

La curiosità è il mio strumento di lavoro.

Da sempre mi attraggono le cose che si nascondono sotto la superficie e che non sono facilmente visibili.

Negli ultimi anni questa curiosità mi ha portata sempre più lontano dal semplice desiderio di creare gioielli.

Ho iniziato a studiare la geologia, a cercare minerali, a esplorare luoghi segnati dal tempo e dall’abbandono. Il mio obiettivo è riportare alla luce storie dimenticate o mai conosciute, come quei cristalli che nessuno avrebbe mai visto se qualcuno non li avesse tirati fuori dal buio.

Ho iniziato con il mio primo viaggio di scoperta in Valle d’Aosta, ascoltando i racconti di grandi cristallier come Franco Lucianaz, poi in Sardegna sulle tracce delle centinaia di miniere dismesse, fino alle vecchie miniere di Terrarossa, un luogo che fa parte della mia storia da sempre.

Non so ancora dove mi porterà questa ricerca.

E forse è proprio questo il bello. Ogni luogo può nascondere un frammento: una roccia, un cristallo, una traccia, una storia. Io cerco quei frammenti, li studio, li osservo e provo a trasformare ciò che scopro in qualcosa di nuovo.

A volte diventano gioielli.


I gioielli sono il risultato della ricerca, non il punto di partenza.

Oggi Universe Nature è nel mezzo di una trasformazione.

Sto costruendo un nuovo modo di creare, fatto di esplorazione, studio, materia e recupero.

E questo sito accompagnerà il viaggio.

Nel frattempo, puoi trovare nel negozio gioielli già disponibili oppure scoprire alcuni dei miei progetti e chiedermi di realizzare un pezzo su misura.

Questo è solo l’inizio della ricerca.

Luoghi · Minerali · Frammenti · Materia

Luoghi

La Miniera di Santa Lucia (Sa Mena de S’Oreri): l’origine mineraria del Sulcis-Iglesiente

C’è una montagna vicino a Fluminimaggiore che i geologi chiamano l’origine di tutto il sistema minerario del Sulcis-Iglesiente.
La cercavano già per l’argento nel 1700. Poi arrivarono fluorite e barite, e un secolo di concessioni che cambiavano mano.
Ma il dettaglio che mi ha colpita di più: a pochi passi dai piazzali c’è una tomba di 3.500 anni fa. Qualcuno viveva lì molto prima che interessasse a chiunque un cristallo.
Leggi la storia completa.

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Gioielli

• Guida: come misurare un anello? •

Per non sbagliare la misura giusta per te e non fare un acquisto errato, il modo migliore è quello di misurare la circonferenza del tuo dito con un filo, uno spago o con un pezzo di carta alto 5mm circa, in base allo spessore dell’anello che stai per comprare. Avvolgi il filo (o uno spago, o un pezzo di carta) intorno al tuo dito, senza stringere troppo.Con un pennarello segna i due punti d’incontro sul filo stesso e misura la lunghezza del filo con un metro o un righello. La misura che scoprirai sarà la circonferenza interna dell’anello. Se hai un anello che vuoi usare come esempio, per comodità, ti conviene utilizzare quello e scoprire il diametro interno. Qui di seguito trovi la tabella con le misure e le relative misure di circonferenza e diametro. Misura IT mm Diametro mm Circonferenza 6 14,65 46 7 14,97 47 8 15,29 48 9 15,60 49 10 15,92 50 11 16,24 51 12 16,56 52 13 16,88 53 14 17,20 54 15 17,51 55 16 17,83 56 17 18,15 57 18 18,47 58 19 18,79 59 20 19,11 60 21 19,43 61 22 19,74 62 23 20,06 63 24 20,38 64 25 20,70 65 26 21,02 66 27 21,34 67 28 21,66 68 29 21,97 69 30 22,29 70

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Gioielli

• Cura del gioiello •

Per assicurare la longevità e la bellezza del tuo pezzo unico e speciale, per favore, segui queste istruzioni per la sua cura: 1. Non metterlo a contatto con sostanze chimiche.Tieni il tuo gioiello lontano da prodotti chimici per la casa, profumi, lozioni e prodotti per capelli. 2. Non indossarlo durante l’attività fisica.Togliti i gioielli prima di intraprendere attività che potrebbero causare sudorazione. Anche il PH della tua pelle può influire sull’ossidazione del metallo. 3. Riponilo con cura.Riponi il tuo gioiello in un ambiente asciutto, evita il contatto con l’aria per non aiutare la naturale ossidazione del metallo. Usa il suo sacchetto o un portagioie. 4. Pulire regolarmentePulire delicatamente il gioiello con un panno morbido o una paglietta in acciaio a grana finissima.Puoi farci la doccia, il gioiello si pulirà insieme a te. Puoi utilizzare acqua saponata, ma mi raccomando di risciacquare e asciugare bene. Attenta alle pietre, non sempre reagiscono bene all’acqua! 5. Maneggiare con curaLe pietre sono delicate e il metallo può graffiarsi o ammaccarsi. Maneggiare il gioiello con cura ed evitare di farli cadere. Ricorda che con una cura adeguata, i tuoi gioielli continueranno a brillare per gli anni a venire!

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Gioielli

• Come nasce un gioiello personalizzato •

Ti racconto i passaggi dietro un gioiello su misura. 1. Ascolto Si parte da quello che mi racconti — un periodo, un’idea, a volte anche solo un’immagine che hai in testa. C’è chi lo fa per sé, chi per un regalo. 2. Elaborazione Definiamo insieme forme, colori, pietre e metallo. Ti do consigli in base a cosa funziona meglio nella lavorazione. 3. Progetto Faccio lo schizzo preliminare. Se qualcosa non ti convince, lo cambiamo — l’obiettivo è che il risultato sia davvero quello che avevi in mente. 4. Realizzazione Ci confrontiamo a ogni passaggio, fino al pezzo finito. 5. Consegna a mano a Roma Puoi venire a ritirarlo, oppure troviamo un posto dove incontrarci. 6. Spedizione express In alternativa arriva a casa in 24/48 ore con corriere. Se hai un’idea per un pezzo su misura, scrivimi.

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pirite pietra naturale detta l'oro degli stolti
Minerali

L’oro degli stolti: la Pirite

Nel Medioevo la pirite veniva spesso scambiata per oro — da qui il soprannome che porta ancora oggi. Il nome viene dal greco pyr, fuoco: percossa produce scintille, motivo per cui nell’Età della Pietra veniva usata per accendere il fuoco. Chimicamente è disolfuro di ferro, FeS₂ — uno dei minerali più comuni al mondo, spesso in cristalli cubici perfetti che a prima vista sembrano tagliati a macchina. Proprio per il suo bagliore metallico e il presunto calore interno, nel Medioevo veniva talvolta usata anche per amuleti — un’idea che oggi sappiamo infondata, ma che dice qualcosa di come la si guardava allora.

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Materia

Cu, 29 — appunti su un metallo antico, il Rame

Il rame è uno dei primi metalli che l’uomo abbia mai lavorato. Non il primo in assoluto — quel primato spetta forse all’oro, trovato così com’è in natura — ma il primo che l’uomo abbia imparato a trasformare: a fondere, martellare, colare in uno stampo. Le tracce più antiche risalgono a circa 10.000 anni fa, in Anatolia e in Medio Oriente, tanto che un intero periodo storico ha preso il suo nome: l’Età del Rame, il Calcolitico, quel momento di passaggio tra la pietra e il bronzo in cui qualcuno ha scoperto che certe rocce verdi e azzurre, messe nel fuoco, si scioglievano e diventavano metallo.   Una delle tracce più belle e più concrete che abbiamo è Ötzi, la mummia ritrovata nei ghiacciai delle Alpi, morta più di 5.000 anni fa: portava con sé un’ascia con la lama di rame quasi puro. Non un ornamento, un attrezzo da lavoro. È una delle prove più dirette che abbiamo di come questo metallo fosse entrato nella vita quotidiana molto prima di diventare gioiello. Il nome, e una storia che in pochi conoscono Il nome “rame” viene dal latino cuprum, e cuprum viene da Cyprium, cioè “di Cipro”. L’isola era una delle principali fonti di rame per tutto il mondo antico, al punto che il metallo ha preso il nome dal luogo, non il contrario. E qui c’è un dettaglio che mi piace molto: nella mitologia greca Cipro è anche l’isola di Afrodite, e nell’alchimia medievale il rame è stato associato proprio al simbolo di Venere (♀), lo stesso simbolo che oggi usiamo per il genere femminile. Un metallo che nasce da un’isola, prende il nome da quell’isola, e finisce per portarsi dietro anche la dea che a quell’isola era legata.   Greci e Romani lo usavano per armi, utensili, monete, ornamenti. I Romani in particolare lo estraevano in grandi quantità dalla stessa Cipro, e la parola che useranno per le loro monete di rame, aes, tornerà più avanti in espressioni come “aes alienum” (debito) — segno di quanto il metallo fosse legato all’economia concreta, non solo alla decorazione. Una miniera “perduta” e le leggende che si porta dietro Nella Valle di Timna, nel deserto del Negev, ci sono miniere di rame attive già 6.000 anni fa e poi sfruttate intensamente dagli Egizi. Per secoli sono state chiamate popolarmente “le miniere di re Salomone”, legandole a un mito biblico più che a un dato storico verificato — gli scavi archeologici del sito non confermano quel collegamento, ma raccontano comunque una storia enorme: fonderie, insediamenti minerari, tracce di un’attività industriale antichissima nel mezzo del deserto. È uno di quei casi in cui la leggenda ha viaggiato più veloce dei fatti, ed è un tipo di equivoco che, chi si occupa di miniere e territorio, incontra spesso: il racconto affascinante che si sovrappone al dato reale, e la fatica — anche bella — di tenerli separati. Cos’è, chimicamente, e perché si comporta così Il rame è l’elemento Cu, numero atomico 29. È tra i metalli più duttili e malleabili che esistano: si lascia martellare, tirare in fili sottilissimi, lavorare anche a mano, senza spezzarsi. È uno dei pochissimi metalli che si trovano in natura anche allo stato nativo, cioè già puro, senza bisogno di essere estratto da un minerale — motivo per cui è stato tra i primi a essere lavorato, prima ancora di sapere come si fonde un minerale.   In natura lo si trova soprattutto legato ad altri elementi, in minerali che sono anche pietre bellissime: la malachite (verde, a bande), l’azzurrite (blu intenso), la cuprite (rosso scuro) e la calcopirite, il principale minerale da cui oggi si estrae industrialmente. Non è un caso che malachite e azzurrite si formino spesso proprio nelle stesse zone dei giacimenti di rame: sono, in un certo senso, la sua fase intermedia tra roccia e metallo.   Conduce calore ed elettricità meglio di quasi ogni altro metallo comune, motivo per cui lo trovi nei cavi elettrici e nei pannelli solari. È batteriostatico — ostacola la proliferazione dei batteri sulla sua superficie — ed è per questo che per secoli pentole, maniglie e strumenti chirurgici sono stati fatti di rame, molto prima che qualcuno sapesse spiegare perché funzionasse. Resiste bene alla corrosione, si lega facilmente con altri metalli (con lo stagno dà il bronzo, con lo zinco l’ottone) ed è riciclabile al 100%, senza perdere qualità: si stima che gran parte di tutto il rame mai estratto nella storia umana sia ancora in circolazione, sotto forma diversa. Perché lo scelgo? Perché mi piace il modo in cui invecchia. A contatto con la pelle, per via del sudore e del pH cutaneo, si ossida e lascia quel segno verde che qualcuno considera un difetto da evitare. A me piace: è il metallo che mostra il tempo che passa, non un problema da nascondere. È la stessa patina verde-azzurra che, su scala enorme, ha reso verde la Statua della Libertà — che di rame è fatta, e che oggi ha quel colore proprio perché il metallo, nei decenni, ha fatto quello che sa fare meglio: reagire, trasformarsi, raccontare gli anni.   Con il rame ho fatto, tra le altre cose, le collane Agata Moon e Obsidian Mirror, i bracciali Chasing, Oblique e Mini. Pezzi diversi, ma con la stessa idea sotto: un metallo che non finge di restare uguale a se stesso.

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Ag 47 il metallo della Luna: l’Argento

L’argento è entrato nella storia umana quasi quanto l’oro e il rame, ma con un dettaglio che lo rende diverso da entrambi: per gran parte dell’antichità è stato più raro, e quindi più prezioso, dell’oro stesso. Le tracce più antiche della sua lavorazione risalgono a circa 5.000 anni fa, in Anatolia e in Medio Oriente — più o meno nella stessa area e nello stesso periodo in cui l’uomo stava imparando a lavorare il rame. In Egitto, per esempio, l’argento era per lungo tempo più raro dell’oro: l’oro lo trovavano relativamente accessibile nei propri territori, l’argento no, e per procurarselo dovevano commerciare. È uno di quei ribaltamenti che oggi sembrano strani — abituati come siamo a pensare all’oro come il metallo “superiore” — ma che raccontano bene quanto il valore di un materiale dipenda dal contesto, dalla disponibilità, da quanto è difficile arrivarci, non da una gerarchia assoluta. Il nome, e una miniera che ha pagato una guerra Il nome “argento” viene dal latino argentum, che a sua volta arriva da una radice molto più antica legata al concetto di “bianco, splendente”. In greco era árgyros — da cui, molto più avanti, il nome dell’elemento chimico Ag. Una delle storie meno note ma più concrete: le miniere d’argento del Laurion, vicino ad Atene, sono state per certi versi una delle basi economiche della potenza ateniese nel V secolo a.C. Quando nel 483 a.C. venne scoperto un filone particolarmente ricco, la città decise — dopo un dibattito politico vero e proprio — di usare quel ricavato non per dividerlo tra i cittadini, ma per costruire una flotta. Quella flotta sarà decisiva pochi anni dopo, nella battaglia di Salamina contro i Persiani. Un metallo che, letteralmente, ha finanziato l’esito di una guerra e la nascita della potenza navale ateniese. Un’altra leggenda da smontare Cerro Rico, in Bolivia, è forse il giacimento d’argento più famoso della storia moderna: gli spagnoli iniziarono a sfruttarlo nel Cinquecento, e per due secoli ha prodotto una parte enorme di tutto l’argento circolante in Europa. Intorno c’è cresciuta Potosí, una delle città più popolose del mondo nel Seicento — nel mezzo delle Ande, a quasi 4.000 metri. Il racconto che circola spesso è quello della “montagna d’argento puro”: in realtà si trattava di minerali argentiferi da lavorare e fondere, non di argento nativo a cielo aperto, e il costo umano di quell’estrazione — soprattutto per la manodopera indigena e poi per gli schiavi africani portati a lavorare nelle fonderie — è una delle pagine più dure della storia mineraria, quasi sempre lasciata fuori dal racconto “da tesoro”. Cos’è, chimicamente, e come si comporta L’argento è l’elemento Ag, numero atomico 47. È il miglior conduttore di elettricità e di calore tra tutti i metalli — meglio persino del rame — anche se il costo più alto lo rende meno diffuso nell’uso industriale di massa. È estremamente malleabile e duttile, anche se leggermente meno del rame e dell’oro. Si trova in natura sia allo stato nativo, sia in minerali come l’argentite e l’acantite (solfuri d’argento), sia — spesso — come sottoprodotto dell’estrazione di piombo, rame e zinco: molte miniere storiche di argento erano in realtà miniere polimetalliche, dove l’argento veniva separato dagli altri metalli in un secondo momento. A differenza del rame, che si ossida con l’ossigeno e diventa verde, l’argento reagisce con i composti dello zolfo presenti nell’aria e sulla pelle, formando solfuro d’argento: è quello che chiamiamo comunemente “annerimento” o tarnish, la patina scura che si forma su posate e gioielli. È un meccanismo chimico diverso da quello del rame, ma la logica di fondo è la stessa: un metallo che reagisce con l’ambiente e lo mostra, invece di restarne indifferente. È batteriostatico come il rame, forse ancora di più: per secoli si è usato per posate, contenitori per l’acqua, strumenti medici — molto prima di sapere spiegare chimicamente perché funzionasse. Da qui nasce anche un’espressione che è passata nel linguaggio comune, “nascere con la camicia” o “con il cucchiaio d’argento in bocca”: nelle famiglie ricche i bambini venivano nutriti con posate d’argento, e la credenza popolare voleva che questo li tenesse più in salute. Il simbolo, e un legame che mi tocca da vicino Nell’alchimia medievale l’argento era associato alla Luna, così come il rame era associato a Venere e l’oro al Sole. Ogni metallo aveva un pianeta, un simbolo, un’idea di fondo. Il legame tra argento e Luna è rimasto nel linguaggio molto più a lungo dell’alchimia stessa — e non posso non notare che è proprio la Luna il simbolo che ho sempre portato con me nel mio lavoro, molto prima di sapere che qualcuno, secoli fa, l’aveva già associata a questo metallo. Non lavoro l’argento quanto l’ottone; la maggior parte dei miei pezzi nasce da lì — ma è un metallo che mi interessa per lo stesso motivo per cui mi interessano l’ottone, il rame e le pietre: non resta fermo. Reagisce, si scurisce, si pulisce, si riprende. Anche l’argento, a modo suo, mostra il tempo che passa.

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Tutti i gioielli Universe Nature sono pezzi unici nati dalla creatività di Ilaria Castelnuovo. Disegnati e realizzati a mano in Italia, precisamente a Roma.

Hai la possibilità di realizzare il tuo gioiello personalizzato, seguendo tutto il processo, partendo da una tua idea, da una pietra, da un simbolo o da una forma che preferisci.

Tutte le pietre utilizzate sono naturali, non tinte, selezionate accuratamente e regolarmente acquistate da fornitori attendibili.

Spedizione express in 24/48 ore tramite corriere. Potrai tracciare il tuo pacco in qualsiasi momento grazie al codice che ti fornirò appena spedito.

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